Il piatto della festa è già deciso: in ambasciata, per brindare al riconoscimento Unesco, sarà risotto alla milanese con le punte di asparagi. Una piccola rivincita del nord ma, va da sé, in molti nel mondo festeggeranno con larghe fette di pizza e generose mestolate di pastasciutta. Zafferano, riso e mantecatura all’onda come bandiera gialla servita in piatto piano, molto prima che arrivi la conferma ufficiale da New Delhi. La giornata comincia presto all’Ambasciata d’Italia in India, in attesa del giorno del voto che da lì a poco avrebbe consacrato la cucina italiana Patrimonio Immateriale dell’Umanità, ma qui dentro si conta anzitutto il tempo.

Quarantacinque minuti netti: tanto c’era a disposizione per il pranzo istituzionale con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’ambasciatore Antonio Bartoli, lo staff e la delegazione, prima di ripartire verso la sede della riunione Unesco. Il traffico di Delhi fuori, i cronometri in cucina dentro. Ai fornelli, lo chef stellato Gianni Tarabini, anima de La Preséf de La Fiorida in Valtellina, ha la responsabilità di un menù che deve raccontare l’Italia e rispettare i tempi della diplomazia. La sala è apparecchiata, gli ospiti arrivano scaglionati, i controlli di sicurezza scorrono veloci. L’atmosfera è sospesa: telefoni sul tavolo, un occhio al protocollo e uno agli aggiornamenti che rimbalzano dalla sede del Comitato intergovernativo.Il servizio parte in accelerazione controllata.