Caricamento player

Sono serviti quasi dieci anni di inchieste e denunce per limitare l’importazione di concentrato di pomodoro dalla Cina all’Italia: secondo i dati diffusi dal Financial Times, nel terzo trimestre del 2025 il calo è stato del 76 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il segnale evidente che qualcosa è cambiato nella filiera di sughi e passate, venduti e conosciuti in tutto il mondo come autentici prodotti italiani, sani e genuini. Almeno in parte non lo erano: non del tutto italiani, sicuramente non autentici, men che meno genuini, e soprattutto non rispettosi dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici cinesi che li avevano coltivati.

Fin dal 2015 diverse inchieste giornalistiche avevano svelato come una parte dell’industria italiana, la più importante al mondo per la produzione di passate e sughi, avesse iniziato a importare concentrato di pomodoro dalla Cina, prodotto a livello industriale attraverso processi per eliminare gran parte dell’acqua contenuta nei pomodori, concentrando appunto sapore, colore e proprietà nutritive. Esaminando le intricate bolle di importazione e i dati delle dogane, si scoprì che ogni mese nei porti italiani arrivavano decine di migliaia di tonnellate di concentrato di pomodoro prodotto nella regione cinese dello Xinjiang.