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La procura di Roma sta indagando su un presunto sistema di tangenti legato alla gestione di pazienti in dialisi. Alcuni pazienti sarebbero stati indirizzati verso sei strutture private convenzionate da Roberto Palumbo, primario dal 2008 del reparto di nefrologia dell’ospedale pubblico Sant’Eugenio. Secondo l’accusa Palumbo sfruttava le convenzioni con la ASL Roma 2, la sua posizione all’interno della struttura pubblica e la sua effettiva possibilità di indirizzare i pazienti in un centro piuttosto che in un altro per ottenere denaro, vantaggi e altre utilità.
Palumbo è stato arrestato con l’accusa di corruzione il 4 dicembre, mentre riceveva 3mila euro in contanti da un imprenditore che gestisce alcune cliniche private per la dialisi, Maurizio Terra. Entrambi si trovano ora agli arresti domiciliari, Palumbo è stato anche sospeso dal suo incarico all’ospedale ed è stato interdetto dalla professione per un anno. Oltre a lui e Terra nell’inchiesta sono coinvolte altre dieci persone: fra loro ci sono medici, imprenditori e responsabili di società.
Nel Lazio 4.590 persone sono in emodialisi e 400 in dialisi peritoneale, due differenti trattamenti di depurazione del sangue: nel primo, semplificando, la depurazione avviene all’esterno del corpo, nella seconda all’interno. La depurazione del sangue tramite dialisi è necessaria quando una persona soffre di grave insufficienza renale, cioè se i reni non svolgono la loro attività di “filtro” del sangue eliminando le scorie prodotte dall’organismo. Il 25 per cento circa dei pazienti nel Lazio, 1.159 persone, fa riferimento all’ospedale Sant’Eugenio dove Palumbo era primario.











