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Ultimo aggiornamento: 8:08
Nel 2026, la pubblicità potrebbe sbarcare su Gemini, il sistema d’intelligenza artificiale di Google (Alphabet). O almeno questo è ciò che nelle scorse ore è circolato online a partire da un’esclusiva (subito smentita) della testata giornalistica Adweek che citava fonti interne all’azienda. È una prima epifania: vero o falso che sia, si inizia a pensare a come saranno inglobate le pubblicità nei sistemi di ricerca con l’Ai e il rischio che gli utenti non riescano a distinguere tra oggettività, induzione all’acquisto e spot inizia a essere concreto. Le leggi sul tema, però, ad oggi sono molto carenti.
Ma partiamo dall’attualità. Nel caso di Google, il condizionale sulla notizia di Gemini è d’obbligo: a stretto giro, infatti, è arrivata la smentita ufficiale su X da parte di Ginny Marvin, Ads Product Liaison di Google: non solo non ci sono annunci visibili su Gemini, ha detto, ma mancano anche piani futuri sull’argomento. D’altro canto, però, ha confermato l’impegno di Google su AI Overviews, i riassunti generati dall’intelligenza artificiale che tutti vediamo tra i risultati di ricerca: negli Usa, infatti, tra i risultati già possono comparire annunci pubblicitari in linea con le richieste dell’utente ed è solo questione di tempo prima che la funzione si estenda in tutto il mondo.






