Dal pulpito di YouTube, l’aspirante sindaco Biagio Riccio si era scagliato contro la società Asti Servizi Pubblici che gestisce i trasporti e la raccolta rifiuti. In un video aveva affermato che il bilancio dell’ente era «falso, più che falso». Condannato in primo grado a 4 mesi e 15 giorni di reclusione con l’accusa di diffamazione, aveva confidato nel secondo tempo della giustizia, ricorrendo in appello. «Pazienza, in appello dimostrerò che ho ragione a criticare la gestione della società. E poi mica ho detto che all’Asp facevano le fatture false di notte. Ho detto che quei bilanci erano gestiti a favore di qualcuno, non certo dei cittadini visti i costi della raccolta rifiuti, schizzati alle stelle» aveva detto, incassando la sconfitta. Non è andata come sperava: la corte d’Appello di Torino ha confermato la condanna, con sospensione condizionale della pena vincolata al pagamento di un risarcimento.
La vicenda
I fatti non sono recenti, risalgono al 2017. Biagio Riccio, candidato alle elezioni comunali di quell’anno, si era fatto prendere un po’ la mano durante i comizi. Bersaglio delle sue staffilate era finita l’Asp. Oltre a sollevare dubbi sulla trasparenza dei bilanci, aveva sostenuto che la società aveva «partecipato a una gara d’appalto offrendo volutamente una somma esagerata con l’intenzione di dividere dopo». Da qui le accuse di diffamazione, ampliate ricorrendo ai canali social. La società, assistita dall’avvocato Marco Calosso, lo ha querelato, per difendere «l’onore e il decoro» dell’ente.








