Il debito mondiale corre senza alcun limite. Il nuovo rapporto dell’Institute of International Finance fotografa una situazione globale che sta cambiando natura. Nei primi nove mesi del 2025 lo stock mondiale di debito è aumentato di oltre 26 trilioni di dollari, raggiungendo il record di 346mila miliardi di dollari. Nel testo si legge che «il totale del debito globale è salito a quasi 346 trilioni di dollari, pari al 310% del Pil mondiale». La crescita, afferma l’IIF, è stata spinta soprattutto dai governi, con Stati Uniti e Cina in testa, seguiti da Francia, Italia, Germania e Brasile. L’istituto chiarisce che «i mercati maturi hanno aggiunto oltre 17mila miliardi di dollari, portando il loro totale a più di 230mila miliardi», mentre gli emergenti hanno raggiunto la soglia dei 115mila miliardi, con incrementi più elevati in Brasile, Russia, Corea, Polonia e Messico. Mentre si parla di dazi doganali, nuovi equilibri geopolitici e squilibri sempre più evidenti fra il Nord e il Sud del mondo, c’è un aspetto che non si può più ignorare. Il peso dell’indebitamento pubblico - e privato - domina la scena. Washington e Pechino restano i due epicentri della nuova ondata, mentre in Europa le pressioni fiscali aumentano. «I deficit di bilancio restano elevati e il lancio di grandi pacchetti di stimolo nel 2026 in Giappone, Stati Uniti, Germania e Cina manterrà il debito sovrano su un percorso ascendente», avverte l’IIF. L’istituto sottolinea che «l’attenzione degli investitori si sta spostando sulle aste di titoli di Stato e sui piani di indebitamento dei governi», un segnale della crescente sensibilità dei mercati al rischio sovrano. Per i grandi Paesi europei, l’IIF evidenzia che «la capacità di aumentare ulteriormente le entrate è limitata, dato che possiedono già alcuni dei rapporti entrate/Pil più alti al mondo». Rilevante il passaggio sui rischi legati ai dazi americani. Secondo il rapporto, una possibile sentenza della Corte Suprema che limiti l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act potrebbe avere un impatto immediato sul quadro fiscale: «Una decisione avversa potrebbe peggiorare in modo significativo le pressioni sul bilancio federale», scrivono gli esperti dell’IIF. Il testo avverte anche che un simile scenario potrebbe «costringere il Tesoro a prendere a prestito ancora di più per coprire i costi associati allo “One Big Beautiful Bill”», con ripercussioni sui mercati e sul prezzo dell’oro, che «ha registrato una forte impennata della domanda» per via delle coperture contro l’aumento degli interessi pagati dai governi.