La dilagante crescita delle truffe finanziarie non è più un segnale per far suonare i campanelli di allarme, i numeri ormai evidenziano che si tratta di una conclamata piaga sociale. Vere e proprie organizzazioni criminali inscenano quasi indisturbati frodi sempre più sofisticate, sfruttando i varchi aperti dalla digitalizzazione dei servizi finanziari, che oltre ad offrire molteplici opportunità e benefici, negli ultimi anni ha ampliato lo spettro delle truffe. Da quelle perpetrate al telefono, via e-mail, tramite Sms, si sono aggiunte quelle realizzate con l’intelligenza artificiale o veicolate tramite i social media. Un fenomeno pervasivo, in grado di mandare sul lastrico la malcapitata famiglia di turno. Purtroppo abbiamo dovuto raccontare anche storie come quella di una vedova che si è vista ripulire il conto, proprio il giorno del funerale del consorte. I truffatori sono pronti a cogliere i momenti di fragilità delle potenziali vittime. Ma come si pensa di arginare il fenomeno?

Bisognerebbe partire da un intervento coordinato tra banche, istituzioni e autorità di vigilanza. Gli istituti di credito già investono cifre importanti per accrescere la sicurezza e la protezione dei clienti. Secondo dati Abi, dal 2020 al 2025 le banche hanno speso in cybersecurity oltre 2 miliardi di euro. È in gioco la loro reputazione. Ma quando la prevenzione fallisce e il cliente cade vittima di una truffa, a quel punto la banca alza le difese a tutela dei propri interessi, a discapito dei clienti, e cerca in tutti i modi di non ritenersi responsabile delle perdite subite con la truffa dal titolare del conto.