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All’interno dello sconfinato e inquietante universo dell’industria dell’immigrazione illegale c’è una figura cruciale, che ha un ruolo centrale nel sistema degli ingressi clandestini in Europa, al pari degli scafisti. È colui che potremmo identificare con il termine «contrabbandiere»: un facilitatore che procura ai migranti passaporti, carte d’identità, patenti e altri documenti (tra cui permessi di soggiorno e di lavoro) contraffatti. Un sotto-mercato enorme, questo, che, come gli altri, si serve del web e dei social network per prosperare, utilizzandoli come vetrine agili e virali dalle quali mostrare il prodotto e appoggiandosi anche ad imprese formalmente «pulite» presenti nei Paesi di arrivo. Un prodotto che costa, naturalmente, e anche molto, con prezzi che possono oscillare da poco meno di mille euro fino a oltre diecimila, a seconda di vari fattori. A volte ad offrire documenti contraffatti sui social sono gli stessi che, come abbiamo visto nelle puntate precedenti di questa inchiesta, vendono anche viaggi e mezzi per raggiungere l’Europa; altre volte, sono soggetti dediti unicamente alla produzione di passaporti e carte d’identità falsi, come emerso dalle decine profili social trovati online, principalmente su Facebook e Tiktok, con migliaia di follower, like e commenti.