L'istituto italiano di cultura di Parigi non rinuncia all'impegno neanche a Natale e propone un importante spettacolo dello scrittore, drammaturgo, interprete e regista palermitano Davide Enia, 'Autoritratto' , che esplora il rapporto nevrotico dei siciliani con Cosa Nostra e il suo devastante impatto emotivo nella vita di tutti.
'Autoritratto', una coproduzione Css, Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa, Accademia Perduta Romagna Teatri, Festival dei Due Mondi, è una tragedia, un memoriale, un'orazione civile, una interrogazione linguistica, un processo di analisi personale e condiviso, e quindi al contempo intimo e collettivo.
Davide Enia propone lo spettacolo il 10 dicembre con replica l'11 dicembre.
Il racconto parte da quel 19 luglio 1992, quando, cinquantasette giorni dopo l'uccisione di Giovanni Falcone, un'autobomba esplode in via D'Amelio e muoiono il giudice Paolo Borsellino e i cinque membri della scorta. Un "Autoritratto intimo e collettivo" di una comunità costretta a convivere con la continua epifania del male. "Per diverse ragioni - dice l'autore - da noi la mafia è stata minimizzata, sottostimata, banalizzata, rimossa o, al contrario, mitizzata. Ovvero: non è mai stata affrontata per quello che è". "Il primo morto ammazzato l'ho visto a otto anni, tornando a casa da scuola - racconta nello spettacolo Enia- Conoscevo il giudice Borsellino, abitava di fronte casa nostra, sono cresciuto giocando a calcio con suo figlio. E padre Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia, era il mio professore di religione al liceo. Come me, i miei amici, i miei compagni, i miei concittadini, tutti quanti abbiamo toccato con mano la mafia".






