Ieri l’avvocato Domenico Aiello, difensore dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, ha sparato bordate contro la Procura di Pavia. Riferendosi ad Alberto Stasi ha detto che i magistrati sono «al servizio di un condannato, assassino riconosciuto con sentenza passata in giudicato» e che l’ufficio inquirente «sta violando il principio di “intangibilità del giudicato”, perché manca oramai da mesi la richiesta di revisione».
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Il Tribunale dei minorenni dell’Aquila si è riservato sul caso della «famiglia del bosco». I giudici hanno preso tempo per valutare le due nuove relazioni che decideranno il futuro dei figli della famiglia Trevallion, che vivevano in casolare di Palmoli in provincia di Chieti, affidati due settimane fa a una struttura dal Tribunale dei minori dell’Aquila.
Il tribunale «si riserva» sul caso di Chieti. Ma il report dalla casa famiglia dice che i bambini nel bosco stavano benissimo coi genitori. Allora perché li hanno sottratti? Non è il giudice che decide qual è lo stile di vita «giusto».
Un amico mi chiede: ma il giudice che ha deciso di togliere i bambini ai legittimi genitori perché la casa in cui vivevano non ha luce né acqua corrente, lo sa che in America ci sono centinaia di migliaia di persone che vivono in quelle condizioni? Non si tratta di famiglie povere, che non hanno la possibilità di pagare la bolletta della luce o di allacciarsi all’acquedotto, ma di Amish, appartenenti a una comunità religiosa cristiana, che hanno scelto la vita semplice e rifiutano la tecnologia. Secondo gli ultimi dati, sono più di 300.000 e in 25 anni sono raddoppiati. Che facciamo con loro, gli togliamo i figli perché non guidano né auto né moto, ma si muovono su un calesse trainato dai cavalli e le loro mogli si vestono con delle lunghe sottane? Il mio amico insiste: a chi facciamo decidere se il progetto di vita che si sono scelti gli Amish e la famiglia Trevallion è sbagliato e il nostro è giusto? A un giudice?








