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Che Dio (e la Rai) gli abbiano dato una esclusiva eterna? Il comico racconta l'apostolo Pietro: "Avrei fatto come lui"

Qual è la capacità massima del narratore? Quella di toccare, in chi ascolta, qualcosa che lo coinvolga personalmente. Che gli parli proprio di lui. Per primo è rimasto coinvolto lui stesso, e allo stesso modo coinvolgerà i propri ascoltatori, Roberto Benigni, col suo Pietro - Un uomo nel vento: forse il più denso e ricco dei suoi tipici (e talvolta, a ragione, criticati) monologhi, che ieri è stato mostrato in anteprima alla stampa, e che mercoledì 10 su Raiuno avrà la sua prima mondiale.

Semplice ma infallibile il motivo: la storia dell'umile pescatore di Galilea, divenuto primo capo della Chiesa, è la storia di "uno come noi sintetizza Benigni- Uno che agisce d'impulso, si arrabbia, sbaglia, fraintende, piange, ride, soffe, gioisce, si lascia commuovere... proprio come facciamo noi". Al centro di una bianca pedana montata fra i pini secolari dei Giardini Vaticani, proprio alle spalle d'una notturna Basilica di San Pietro, un Benigni emozionato si domanda: "Cosa può aver spinto quest'uomo nell'impresa più folle, quella di convertire il mondo intero, con nient'altro che la propria parola, la propria testimonianza? Cos'era quel vento che l'ha travolto e condotto fino ai confini della morte, e persino oltre?".