In una fase storica in cui la forza sembra essere l'unica misura dei rapporti internazionali, l'Italia decide di scommettere sul soft power. È questo il senso della riforma della struttura della Farnesina, che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non ha esitato a definire una "rivoluzione" nel presentarla a Villa Madama davanti al titolare della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, alla presidente della commissione Affari Esteri del Senato, Stefania Craxi e ai rappresentanti di Ice, Simest, Sace e Cassa Depositi e Prestiti. «Il mondo è cambiato e noi dobbiamo dare una risposta ai cambiamenti», sintetizza il leader di Fi. Come? Rafforzando la vocazione economica del Ministero, a supporto dell’internazionalizzazione delle nostre imprese e delle esportazioni. Impegno che viene quantificato: l’obiettivo per il prossimo anno è far crescere l’export dagli attuali 623,5 miliardi a 700 miliardi. Le 130 ambasciate italiane sparse nel mondo diventeranno delle piattaforme per promuovere il made in Italy e per affiancare le aziende che intendono rafforzare la propria presenza o entrare in nuovi mercati.

È quella diplomazia degli affari che Donald Trump sta imponendo come orizzonte geopolitico e che l’Italia intende sposare con un riassetto funzionale a un contesto di dazi e guerre commerciali. Dal primo gennaio la Farnesina diventerà un ministero bicefalo: alla testa politica, ne sarà affiancata una economica.