La notifica è una sorta di 'warning' e un invito a sistemare le "criticità" senza il coinvolgimento dell'autorità giudiziaria che nell'ultimo anno e mezzo ha chiesto e ottenuto misure di amministrazione giudiziaria, alcune già revocate dopo la 'bonifica', per i competitor di Alviero Martini spa, Armani Operation, Manufacture Dior, Valentino Bags Lab, Loro Piana di Louis Vuitton per agevolazione colposa (ma inconsapevole) oltre al colosso marchigiano guidato dai Della Valle su cui pende la spada di Damocle dell'interdittiva pubblicitaria con l'accusa di aver ignorato, in "piena consapevolezza", le condizioni di lavoro "ottocentesche" e di "para schiavitù". La Procura diretta da Marcello Viola non intende vessare le aziende - che dai bilanci mostrano situazioni a macchia di leopardo con anche contrazioni di fatturati e utili a causa dei contesti internazionali (ai due estremi Gucci che fa ricavi per 5 miliardi di euro e profitti 461 milioni e Dolce & Gabbana sopra il miliardo di produzione ma un rosso da 204 milioni nell'ultimo anno) - ma non può fingere di non vedere ciò che esiste. E quindi passa dall'approccio che Storari ha denominato, citando la Cassazione e lo studioso australiano John Braithwaite, "moderna messa alla prova aziendale" in cui è banale immaginare che le "situazioni tossiche" dipendano dalla "personalità perversa" di singoli manager e non dai modelli di produzione e di organizzazione del lavoro, a un approccio da giustizia riparativa preliminare.