La signora Lorenzina Vitali, che è arrivata a Palermo da Bergamo, assicura che ogni giorno dedica una preghiera ai “fratelli di Filippo”, suo figlio. Una preghiera per chi continua a indagare dentro i misteri della mafia in terra di Sicilia. Filippo Salvi, nome in codice Ram, aveva 36 anni, era un maresciallo dei carabinieri in servizio al Ros, morì il 12 luglio 2007 mentre installava su Monte Catalfano (Bagheria) una telecamera che si sarebbe rivelata importante per le indagini sul superlatitante Matteo Messina Denaro. “Filippo era un investigatore esperto – sussurra commosso un compagno di quei giorni – ma la caduta dalla parete rocciosa gli fu fatale”.
Nella nuova sede del Ros a Palermo, in quello che fu l’ospedale militare, sono arrivate anche Lucia Borsellino e Maria Falcone per commemorare il maresciallo del Ros decorato medaglia d’oro alla memoria. «Nel nome di Filippo Salvi proseguiamo nel nostro impegno di ogni giorno», dice il generale Vincenzo Molinese, il comandante del Raggruppamento operativo speciale, guardando l’opera realizzata dal maestro Nicolò Giuliano per ricordare il carabiniere eroe. «Non bisogna mai abbassare la guardia», dice ancora Molinese.
Filippo Salvi
Alla cerimonia, c’è il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, che con il Ros ha condotto l’ultima indagine, sull’ex governatore Totò Cuffaro. C’è la deputata Carolina Varchi («Per me come una sorella», dice la mamma di Filippo). Ci sono Fabio Trizzino, il marito di Lucia Borsellino, e Vincenzo Di Fresco, il figlio di Maria Falcone. C’è Alessandro De Lisi, il curatore del Museo del presente “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, in cui figura anche l’immagine di Filippo Salvi. «Abbiamo il dovere di onorare la memoria di un servitore dello Stato che si è immolato in onore della legalità», dice il generale Claudio Domizi, il comandante interregionale dei carabinieri. «Un sacrificio che non è stato vano». Nel grande atrio della caserma ci sono i “fratelli di Filippo”, i ragazzi e le ragazze del Ros che non hanno mai smesso di indagare sui misteri di Messina Denaro. Sono i carabinieri che abbiamo visto col mefisto durante i blitz, oggi a volto scoperto hanno gli occhi profondi e il sorriso scanzonato rimasto nelle foto di Filippo.






