È evidente che, nell’attuale scenario geopolitico, ci sono forze che ancora spingono (dopo quattro annidi guerra) per la prosecuzione del conflitto russo-ucraino, dimenticando quello che è costato a noi, dal punto di vista economico, ma dimenticando pure quello che è costato e costa all’Ucraina. Iuliia Mendel, ex portavoce di Zelensky e appassionata patriota ucraina, ha esortato i suoi a sottoscrivere l’accordo di pace in quanto «ogni accordo successivo per l’Ucraina sarà solo peggiore, perché stiamo perdendo. Stiamo perdendo persone, territorio ed economia. Il mio Paese» ha aggiunto «si sta dissanguando. Molti di coloro che si oppongono istintivamente a ogni proposta di pace credono di difendere l’Ucraina. Con tutto il rispetto, questa è la prova più evidente che non hanno idea di cosa stia realmente accadendo in prima linea e all’interno del Paese in questo momento».
La possibilità della pace oggi c’è perché da gennaio, con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, è entrata fortemente in campo la diplomazia del presidente che vuole la pace e cerca di concretizzarla, come ha fatto nel conflitto fra Israele e Hamas. Questa novità, che per tre anni è stata inesistente perché la Ue non ha mosso neanche una pedina, ha offerto un robusto punto d’appoggio a tutti coloro – che pur condannando l’invasione russa e opponendosi alla violenza militare come mezzo per risolvere le controversie internazionali – non hanno smesso di ripetere che occorreva cercare strategie di soluzione politica del conflitto.










