In queste ore di tensione tra la Nato e la Russia, mentre ormai si parla apertamente di guerra ibrida, di rischi di cyber attacchi, Leone XIV – pontefice sicuramente più politico di quanto non sia sembrato inizialmente – si spinge a sostenere il ruolo dell’Italia e dell’Europa. Non vuole che vengano messe da parte dalla presidenza americana. E vede proprio nella potenziale azione del nostro governo e della nostra diplomazia uno strumento sul quale puntare per lavorare assieme. Prevost che agogna la pace e ne ha fatto il cardine del suo pontificato, tornando dal Libano ha illustrato ai giornalisti in aereo perché a suo avviso sarebbe una buona mossa puntare proprio sull’Italia. Nella conferenza stampa, alternando tre lingue, offre così uno spaccato della trama impostata in questi giorni, dall’incontro con Hezbollah all’idea di un viaggio in Africa per rafforzare i rapporti con l’Islam.

Come vede il rischio di una guerra ibrida con la Russia come ha prefigurato in questi giorni la Nato?

«Naturalmente la Santa Sede non è un membro della Nato anche se tante volte abbiamo chiesto il cessate il fuoco, il dialogo e non la guerra. Una guerra con tanti aspetti e adesso anche con l’aumento delle armi, i cyber attacchi, l’energia. Tra l’altro in Ucraina arriva l’inverno e c’è un problema serio lì. Esiste un piano e il presidente degli Stati Uniti pensa di poterlo promuovere, almeno in un primo momento, senza l’Europa. Però la presenza dell’Europa resta molto importante. La prima proposta di pace è stata modificata anche per ciò che l’Europa stava dicendo. In modo specifico penso che il ruolo dell’Italia potrebbe essere molto importante. Culturalmente e storicamente, la capacità che ha l’Italia di essere intermediaria in mezzo a un conflitto fra diverse parti, come nel caso di Ucraina e Russia e anche dialogando con gli Stati Uniti. In questo senso io potrei suggerire che la Santa Sede possa incoraggiare questo tipo di mediazione. E si cerchi, anzi cerchiamo insieme, una soluzione per offrire pace, una giusta pace, in questo caso in Ucraina».