"La scelta del Governo di ridurre drasticamente, già dal 2026 e per tutto il prossimo triennio, le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell'aria nel bacino padano, è una decisione grave e incomprensibile, soprattutto perché arriva nel momento in cui i territori più esposti all'inquinamento atmosferico stanno mostrando i primi segnali concreti di miglioramento grazie agli sforzi dei territori degli ultimi anni".
È il commento di Legambiente e dei suoi comitati regionali del Nord Italia, rispetto ai contenuti del disegno di legge di bilancio attualmente in esame al Senato.
La riduzione prevista delle risorse "è del 75%" e "compromette gravemente l'attuazione dei piani regionali della qualità dell'aria, mettendo a rischio il rispetto dei valori limite previsti dalle norme europee".
Una scelta "miope, che espone l'Italia a nuove procedure d'infrazione europee, a ulteriori sanzioni onerose e riduzioni dei fondi strutturali europei e, soprattutto, a un pericoloso arretramento nella tutela della salute pubblica".
Senza finanziamenti adeguati, il rischio è che molte delle azioni previste per i prossimi anni vengano ridimensionate o addirittura cancellate, con conseguenze gravi sia per la salute delle persone sia per il percorso di allineamento dell'Italia agli standard europei. Il quadro è reso ancor più allarmante se visto nella cornice europea, dove il nostro Paese si colloca tra i promotori della retromarcia sullo stop alle caldaie a gas e del rallentamento della direttiva "Case Green", a cui si aggiunge l'assenza, da parte italiana, di un piano di attuazione credibile. "Siamo pronti, insieme ai comitati regionali, a far sentire con forza la nostra voce. Una qualità dell'aria che non rispetta i limiti normativi è un problema sanitario ancora prima che ambientale" conclude Legambiente, che chiede al Parlamento di ripristinare immediatamente i fondi previsti dal decreto direttoriale Mase del luglio 2024 e di non abbandonare uno dei fronti più cruciali per la salute e la competitività del Paese, invitando il Governo ad aprire un confronto serio con le Regioni.







