Difficile non innamorarsi di Siviglia. La capitale andalusa – indicata da Time Out come la città più felice d’Europa per il 2025 – ha il raro dono di far sentire subito a casa. Non dispersiva, con la musica sempre di sottofondo, dagli spazi incredibilmente vivibili, scena di una gastronomia eccellente, e dai prezzi ancora accessibili, Sevilla meriterebbe molti più giorni, ma in 48 ore riesce comunque a raccontarsi e farsi conoscere. Per poi tornare.

Primo giorno

La prima tappa, in pieno centro storico, è il Real Alcázar, il palazzo reale ancora oggi utilizzato dalla Casa Reale spagnola e parte del complesso dichiarato Patrimonio UNESCO insieme alla Cattedrale e all’Archivio delle Indie. Nato come fortezza dell’XI secolo e poi ampliato e rivisto nei secoli successivi, è un luogo in cui si intrecciano in modo quasi cinematografico le stratificazioni della città: dalle origini islamiche alle aggiunte gotiche, fino all’apoteosi dell’architettura mudéjar, con legno intagliato, gesso decorato, archi a ferro di cavallo e motivi geometrici a ricamare le pareti.

L’acqua è ovunque – nelle fontane, nei canali, nelle vasche d’acqua nei giardini – simbolo di vita in dialogo continuo con la vegetazione e i decori. Vale la pena prendersi del tempo per attraversare le sale e i cortili; affacciarsi sul Patio de las Doncellas, uno dei più belli di tutto il palazzo; scendere ai bagni sotterranei di Doña María de Padilla e poi perdersi nei giardini, che sembrano non finire mai. Bisogna calcolare almeno due o tre ore di visita, accompagnati dall’audioguida gratuita, che racconta storie, segreti e dettagli per comprendere al meglio la magia di questo luogo.