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Ultimo aggiornamento: 12:12
Il 14 ottobre erano partite, in batteria, le dichiarazioni indignate di dirigenti e parlamentari di Fratelli d’Italia che parlavano di “parole gravissime” e di “propaganda pro-Palestina”. Gli stessi dirigenti del partito di Giorgia Meloni in vigilanza Rai avevano presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere conto alla televisione pubblica. I giornali di destra il giorno successivo avevano fatto titoli emblematici: “Il delirio dell’inviato del Tg3”, scriveva Libero. Oggi, due mesi dopo, è la stessa Rai a spiegare nero su bianco che il giornalista Jacopo Cecconi durante la sua cronaca fuori dallo stadio Friuli di Udine tra Italia e Israele non abbia mai parlato di “eliminazione” dello Stato ebraico ma, anzi, che abbia fatto il suo lavoro correttamente: le sue parole sono state “estrapolate” dal discorso creando un caso dove non c’era perché si riferiva solo al calcio e non alla guerra.
A dirlo sono gli stessi vertici della Rai rispondendo all’interrogazione degli esponenti meloniani in vigilanza Rai, a prima firma di Francesco Filini, responsabile del programma di FdI e vicinissimo al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Nella loro interrogazione i meloniani riportavano solo una parte dello speech di Cecconi: “L’Italia avrà la possibilità di eliminare Israele almeno sul campo, vincendo”. Espressione che, secondo gli esponenti di FdI in Vigilanza, “per il suo evidente riferimento al drammatico contesto internazionale e per la delicatezza del momento storico, è apparsa gravemente inopportuna e suscettibile di essere interpretata come un messaggio di ostilità nei confronti dello Stato di Israele e del suo popolo“. Da qui la richiesta alla Rai di prendere le distanze e soprattutto di prendere “provvedimenti” nei confronti del responsabile del servizio.






