Che fine ha fatto l’Ipcc? Il Gruppo Intergovernativo sui cambiamenti climatici è davvero stato marginalizzato a Cop30 e rischia di non essere più la bussola scientifica dei governi? L’allarme è stato lanciato la settimana scorsa dal Financial Times: “Il lavoro dell'organismo di scienziati globali delle Nazioni Unite è stato relegato a piè di pagina di alcuni colloqui tecnici e le ultime scoperte scientifiche non sono state prese in considerazione”, ha scritto il quotidiano londinese. Che ha riportato anche le proteste di Bangladesh, Unione Europea, Regno Unito e Nuova Zelanda. Esplicito il commento della Ue, mentre la 30esima Conferenza Onu sul clima era al giro di boa della prima settimana: “Qualsiasi tentativo di sminuire l'importanza della migliore scienza disponibile, come valutata dall’Ipcc, è un attacco alle informazioni essenziali di cui tutti abbiamo bisogno per proteggere noi stessi e questo pianeta”. L’altra “prova” dell’attacco all’Ipcc, riportata dal Financial Times, riguarda “l’ostruzionismo ricorrente riscontrato nelle riunioni del Panel, che così ha ripetutamente fallito nel concordare date per portare a termine i prossimi rapporti scientifici”. L’Ipcc è stato fondato dall’Onu nel 1988: i suoi rapporti si basano sulla letteratura scientifica e riguardano le basi scientifiche dei cambiamenti climatici, il loro impatto su sistemi naturali e umani, la loro mitigazione attraverso la riduzione dei gas serra in atmosfera.