Nessuno sa chi sia Satoshi Nakamoto, il creatore del Bitcoin, la principale criptovaluta mondiale.

Non c’è stato verso fino a oggi di scoprire chi si cela dietro questo pseudonimo. Che probabilmente, se non quasi certamente, è al momento una delle persone più ricche al mondo. I signori delle criptovalute sembrano ossessionati dalla privacy. Prendiamo Giancarlo Devasini, italiano, sessantenne torinese, un passato da chirurgo estetico. È il creatore di Tether, la principale “stablecoin” mondiale. Secondo le ultime valutazioni, la sua quota nella società avrebbe un valore di 500 miliardi di dollari, che ne farebbe l’uomo più ricco al mondo dietro solo a Elon Musk.

È chiaro che è un tifoso della Juventus, di cui detiene oltre l’11% del capitale e sarebbe pronto a comprarla tutta se gli Elkann la volessero vendere. Ma si sa molto più del suo passato che del suo presente. Pare viva a Lugano, ma persino il Parlamento svizzero si è schiantato contro un muro per conoscere esattamente dove. C’è un altro luogo in Svizzera, oltre la casa di Devasini, il cui segreto è custodito come fosse il terzo di Fatima: il caveau di Tether. Al suo interno sono già stipate 116 tonnellate di oro. Una quantità destinata a crescere e pure rapidamente, visto che Tether sta accumulando lingotti al passo della Banca centrale cinese. Una strategia, a prima vista, fuori dal comune. Perché una società che emette valuta virtuale si deve gettare a capofitto ad acquistare il più tradizionale degli asset, l’oro? Un bene, tra l’altro, che le autorità sia americane che europee non vedono di buon occhio come garanzia per una criptovaluta “stabile”.