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La violenza in un vagone abbandonato della stazione di Bologna. Il 25enne le aveva rubato il telefono per avere la scusa di aiutarla a recuperarlo. La madre: "Speriamo sia d'aiuto per le vittime inascoltate"

Si era svegliata nuda e sotto choc. L'ultima cosa che ricordava era di avere seguito Amine Dhabi, un 25enne di origine marocchine, a cui aveva chiesto aiuto a ritrovare il suo telefono. Ma l'unico obiettivo dell'uomo, che le aveva rubato il cellulare per avere la scusa di aiutarla a recuperarlo, era convincerla ad allontanarsi dai suoi amici e abusare di lei. Come poi aveva fatto, in un vagone abbandonato in una zona isolata della stazione a Bologna. La vittima aveva 17 anni. Sul caso si creò una polemica di giorni per via delle parole di un prete che disse in sostanza che se l'era cercata, ma si era poi scusato.

A otto anni dall'episodio, Dhabi è stato condannato a quattro anni e due mesi. Nel frattempo, per lunghi periodi, è rimasto libero di muoversi: era stato arrestato dalla squadra mobile già nel 2019, ma poi scarcerato per mancanza di indizi sufficienti. In corte d'Appello per l'imputato - nel frattempo finito in carcere per un'altra vicenda analoga - è arrivata la svolta: i giudici hanno condannato a quattro anni e due mesi. La Procura generale, con la pg Silvia Marzocchi, ne aveva chiesti sette, sottolineando l'assoluto stato di incapacità della vittima ad esprimere consenso. L'avvocato Alessandro Cristofori, difensore dell'imputato, aveva chiesto invece l'assoluzione per insufficienza di prove.