Ci sono notizie che arrivano come una doccia fredda. Una di queste è senza alcun dubbio la diagnosi dell’Aids, un virus oggi curabile, ma solo se scoperto in tempo. Invece accade troppo spesso di sottoporsi al test dopo i primi sintomi, quando il corpo è ormai sofferente e stanco. A quel punto le terapie possono non essere più sufficienti per guarire. Infatti, secondo l’ultimo rapporto del Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024, il 59,9 per cento dei nuovi casi aveva il sistema immunitario già compromesso. L’infezione da Hiv può essere controllata con terapie combinate di due o tre farmaci antiretrovirali, ma è chiaro che uno stile di vita prudente e un’accurata prevenzione salvano più di qualunque medicina. E no, per la sinistra non bastano le precauzioni, e come accade spesso, ogni motivo è buono per attaccare il governo che definisce «inqualificabile».
Nella Giornata Mondiale per la lotta all’Hiv il Pd lancia l’allarme sul ritorno e l’aumento delle infezioni. Sono 2.379 le nuove diagnosi nel 2024, dato che tra l’altro risulta lievemente inferiore ai 2.507 casi del 2023, soprattutto tra i giovani (il 20% sotto i 29 anni). E dunque bisogna accrescere la consapevolezza e la conoscenza, ricordare che l’Hiv non è scomparso, così come non sono scomparse le altre infezioni sessualmente trasmissibili, come la sifilide e la gonorrea. Combattere queste malattie «significa anche mantenere e rafforzare gli impegni internazionali, a partire dal sostegno al Global Fund che dalla sua istituzione ad oggi ha salvato milioni di vite nei Paesi poveri o in via di sviluppo», attacca Marina Sereni, responsabile Salute nella segreteria nazionale Dem. «Un grande investimento in prevenzione salva le vite e fa risparmiare nella spesa sanitaria. Speriamo che prima o poi il Governo Meloni trovi il tempo di occuparsi dei bisogni reali dei cittadini e del futuro dei più giovani».








