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Negli ultimi giorni l’università di Bologna è stata molto criticata perché ha deciso di non organizzare un corso di filosofia per alcuni allievi ufficiali dell’esercito. Diversi importanti esponenti del governo, tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, hanno accusato l’ateneo di averlo fatto per motivi politici, travisando e strumentalizzando le ragioni principali della decisione: in realtà alla base di tutto ci sono considerazioni tutt’altro che politiche, come ha ricostruito il Post sulla base delle testimonianze di alcuni professori (lo ha ribadito anche l’università dopo che il caso è diventato oggetto di dibattito politico). C’entrano soprattutto le caratteristiche del corso, incompatibili con le poche risorse, e la carenza di fondi e personale a disposizione dell’università.
La storia è iniziata prima dell’estate, quando il generale Carmine Masiello, capo di Stato maggiore dell’Esercito, ha chiesto all’università di Bologna di creare un corso di laurea in filosofia per circa 15 alunni dell’accademia militare di Modena. Tra l’università e l’accademia ci sono già da molti anni accordi didattici in base ai quali agli allievi sono riservati alcuni posti in certi corsi: questa volta però sarebbe stato diverso, perché era stato chiesto di organizzare un intero corso di laurea. Le lezioni sarebbero state tenute dai professori del dipartimento di filosofia e non nelle aule dell’università di Bologna, ma a Modena, direttamente all’interno dell’accademia.











