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La Banca Centrale Europea (BCE) ha dato un parere negativo su un discusso emendamento di Fratelli d’Italia alla legge di bilancio da approvare, in cui si dice che «le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano». La Banca Centrale Europea, che ha competenza esclusiva sulle riserve auree dei paesi dell’euro, ha detto che «non è chiaro quale sia la concreta finalità della proposta», e che «in assenza di spiegazioni sulla finalità» chiede all’Italia di riconsiderarla.
Il parere della BCE è un po’ una conferma del pasticcio istituzionale creato dall’emendamento. L’aveva presentato il senatore Lucio Malan senza consultare la BCE nonostante fosse una materia di sua competenza, e riprendendo anche una vecchia battaglia della destra italiana risalente ai tempi in cui Fratelli d’Italia aveva posizioni antieuro. L’emendamento ha completato quasi tutti i passaggi per arrivare in discussione in aula, ma ora è assai probabile che per evitare dissidi con l’Europa il governo lo ritirerà.
L’emendamento è comunque solo simbolico, perché di fatto l’oro è già dello Stato italiano e a disposizione per gli interessi della popolazione italiana. Ma sul piano politico richiama velatamente una vecchia idea sul fatto che l’oro della Banca d’Italia (comunque un’istituzione pubblica, benché indipendente dalla politica) dovrebbe essere a disposizione del governo: il principio alla base è che il governo di un paese rappresenterebbe in maniera più compiuta il «popolo italiano» rispetto a un organismo non eletto.














