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Sfilerà ai giardini di Castel Sant'Angelo l'intera pattuglia di big della sinistra, tranne la vera cometa gemElly

C'è una novità a sinistra. L'armata Branca-Meloni, al secolo campo largo, finora era unita solo al grido «abbasso Giorgia». Tasse, Ucraina, lavoro spaccano l'asse Pd-M5s a ogni uscita pubblica dei due leader, ma fino a oggi almeno sulla premier i due erano andati d'amore e d'accordo. Poi le Regionali, la fine dei sorrisi ipocriti e lo scontro su Atreju, la festa nazionale di Fdi. Come due comari a litigarsi il palco con Meloni, perché quel duello significava essere il candidato premier della sinistra alle Politiche. Il classico panno che si dovrebbe lavare in casa propria e non a «casa Giorgia», trasformata da una sinistra in crisi di idee e di leadership condivisa nel mega-gazebo delle primarie, alla vigilia di Natale (perdonate l'arroganza di chiamarlo con il suo vero nome). Morale: sfilerà ai giardini di Castel Sant'Angelo l'intera pattuglia di big della sinistra, tranne la vera cometa gemElly. Perché Schlein alla fine ha dato forfait, inciampando nel dilemma amletico: sarà meglio esserci o non esserci per sembrare più forte? Segno che nemmeno l'ossessione per Meloni funziona più a sinistra e c'è bisogno di correre ai ripari.