Glassata, frollata, marinata e caramellata. Con carpaccio di Wagyu, con pancia di Mora Romagnola, con ricciola o Gorgonzola, ma anche con vaniglia, vermouth e pepe di Sichuan. C’è una pera per ogni gusto, per ogni piatto e per ogni momento della giornata, dalla colazione alla merenda per la ricreazione, dallo spuntino dopo la palestra fino alle cene fuori casa. Buona non solo a fine pasto, come siamo abituati, ma da scoprire nelle sue varietà e nei suoi abbinamenti. In altre parole, come frutta gourmet. Quella della pera dell’Emilia Romagna Igp è la storia di una rinascita di un prodotto digeribile, sano e fresco, tutta ancora da comunicare per attrarre nuovi target, con la volontà di conquistare consumatori più giovani. Secondo l’indagine NielsenIQ condotta per Alegra, infatti, la pera è la frutta preferita dalle donne (54%), molto gradita dagli over 65, rappresentando il 26% dei consumi, che scendono sotto il 15% nella fascia 35-44 anni e sotto il 10% per gli under 14.
Riconoscimento
Primo frutto regionale ad aver ottenuto il riconoscimento europeo di Indicazione geografica protetta nel 1998 (oggi in Emilia-Romagna ci sono 44 fra Igp e Dop come Parmigiano Reggiano, aceto balsamico, piadina romagnola), la pera è coltivata nelle campagne di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Ravenna e Ferrara, rappresentando oltre il 70% della produzione nazionale, ovvero «il comparto per l’ortofrutta più importante come volume in tutta la Regione», spiega Giuliano Donati, presidente del Consorzio della pera dell’Emilia Romagna Igp, da anni impegnato a garantire il rispetto delle regole e dei disciplinari, dalla terra alla tavola. Il bollino verde sul frutto è certezza di filiera corta.






