VEDELAGO - «Mia moglie mi ha bussato alla finestra e mi ha detto che stava succedendo qualcosa dai vicini. Mi sono precipitato nel vialetto dei Trinca e ho visto che Luca era incastrato con la testa sotto il basculante - racconta ancora con voce tremante nel suo ufficio Paolo Quaggiotto. - Ho provato in ogni modo possibile a liberarlo da lì, ho anche provato a forzare l’apertura con un basculante, rovinandola, ma era troppo pesante ed era troppo tardi per salvarlo». Una scoperta sconvolgente quella del vicino di casa, che come tutti nel quartiere conosceva bene il 55enne. «Sì, è stato Paolo a soccorrerlo per primo assieme a un’altra persona che era con lui. Attraverso le telecamere mi hanno detto che si vede il suo tentativo di salvarlo» conferma la sorella. «Anche per lui dev’essere stato terribile».
Luca Trinca abitava da solo e non aveva figli. Da giovane, aveva studiato da geometra, ma la sua più grande passione era sempre stata la musica: aveva frequentato l’istituto Filippin, ma anche il Conservatorio di Castelfranco per ben dieci anni. Il suo mito era Bruce Springsteen. Anche di recente si esercitava in cantina. Più tardi aveva seguito l’impresa di suo padre attiva nel settore dell’idraulica: Piergiorgio Trinca, personaggio conosciutissimo a Barcon, era morto nel 2018. Di recente invece Luca portava a termine assieme alla sorella alcuni lavori in smart working, ma soprattutto seguiva la mamma indisposta. In quei giorni andava spesso in garage per sistemare alcuni oggetti che aveva messo in vendita. «Anche un altro parente era morto in quello stesso cortile» ricorda uno zio. E quando era successo Luca aveva detto: “Da anziano non voglio morire in ospedale, ma a casa mia”. «Mio fratello era pieno di passioni, ma era anche molto riservato. Lo prendevo in giro perché non voleva nemmeno cambiarsi la fotografia del profilo sul cellulare. Ma era buono e disponibile per tutti. E amava la famiglia». Tutto il vicinato ha un ottimo ricordo del 55enne e della sua famiglia. «Ci ho parlato giusto ieri» racconta Vito, il suo vicino. E lo stesso vale per il sindaco Giuseppe Romano, che è cresciuto con lui, a poco meno di cinquanta metri dalla sua casa. «Sono scosso: la sua famiglia è legata alla mia da molto tempo. Giocavo con lui a calcio. Era una brava persona e qui a Barcon siamo tutti legati in questa tragedia immane».






