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In ballo, in ogni caso, ci sono centinaia di miliardi: investimenti mostruosi, start-up che non si sa come finiranno, e perfino tra i big dipendenze non si sa quanto virtuose
Bolla o non bolla? C’è chi dice sì, c’è chi dice no (non come Vasco), e c’è Sam Altman che ha appena lanciato il famoso “codice rosso”: l’AI oggi corre troppo, soprattutto Gemini (di Google) che sta macinando aggiornamenti e lasciando tutti indietro, mentre OpenAI pare arrancare. Quando uno dei grandi alza la voce così, il mercato trema (sebbene Sam ogni tanto le spara grosse quanto il sue ex amico Elon, non so se vi ricordate a agosto scorso, quando stava per lanciare ChatGPT 5 annunciandola come una “bomba atomica” e quando stata rilasciata c’era molto fumo e poco arrosto).
In ballo, in ogni caso, ci sono centinaia di miliardi, mica pizza e fichi e deep fake: investimenti mostruosi, start-up che non si sa come finiranno, e perfino tra i big dipendenze non si sa quanto virtuose. Per esempio OpenAI e NVIDIA sono intrappolati in un intreccio strettissimo: NVIDIA non solo vende chip per alimentare i data-center dell’IA, ma ha promesso un investimento fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI per costruire decine di gigawatt di potenza computazionale. In pratica, OpenAI compra GPU da NVIDIA, la quale nel frattempo investe in OpenAI, creando un circuito chiuso in cui investimenti, infrastrutture e aspettative si alimentano a vicenda, e non solo le uniche (Google stesso non usa le GPU di NVIDIA ma le sue TPU, le quali sono a loro volta affittate a altri colossi tecnologici).








