Nella ridda di commenti, ricordi, messaggi di cordoglio per Nicola Pietrangeli, gloria del tennis italiano e mondiale morto a 92 anni dopo una vita di successi, amori e polemiche, spicca un ritaglietto del Corriere della Sera. L'occhiello, "Predecessore ed erede", è molto neutro. Il titolo assai meno: "Sinner è già a Dubai. Un’intesa mai sbocciata con il totem del passato".

Una nota piuttosto sgradevole di veleno. Perché sì, il rapporto tra Jannik Sinner e il primo grande campione della nostra racchetta è stato sì assai discusso (soprattutto da terzi), ma quel "già a Dubai" sembra sottolineare un atteggiamento piuttosto cinico dell'altoatesino, distante con il corpo e con il cuore dal lutto. A ciò si aggiungono le voci che per lunghe ore hanno imperversato riguardo al silenzio social del 24enne di San Candido. Un silenzio social che corrisponde, sostengono i più maliziosi, a un gelo personale.

NICOLA PIETRANGELI, L'ATROCE PRESAGIO IN UNA FRASE: "DOVEVO ESSERE PUNITO"

Una frase feroce, nei confronti di se stesso, che aveva il sapore amaro di un presagio: "Dovevo essere punito"...

La verità emerge solo martedì mattina, quando una agenzia Ansa basata su fonti vicine allo stesso Sinner sottolinea come Jannik abbia in realtà espresso le proprie condoglianze alla famiglia di Pietrangeli, rigorosamente "in forma privata". Altro che disinteresse, altro che cinismo, altro che gelo.