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Ultimo aggiornamento: 15:58

Randy Bish, fumettista editoriale che nel 2012 ha vinto il Clarion Award per la migliore vignetta pubblicata sui media americani, parlando di Kash Patel, il capo dell’Fbi designato dal presidente Trump, sui social lo scorso giugno scrisse così: “Patel sembra sempre uno che usa il bidet per la prima volta”. Una battuta, certo, ma impietosa per uno che partendo da una carriera legale è diventato responsabile di una delle istituzioni a stelle e strisce divenute leggendarie a livello internazionale.

In queste ore, su Patel casca un’altra tegola: il quotidiano New York Post pubblica un dossier – si tratta del National Alliance of Retired and Active Duty FBI Special Agents and Analysts basato su 24 fonti e sotto-fonti dell’FBI e una raccolta di annedoti – in cui funzionari federali veterani, sia in servizio che in pensione, descrivono la struttura come “tutta incasinata” e una “barca alla deriva”, con il direttore e il suo vice Dan Bongino preoccupati solo di arricchire il proprio curriculum. Il fatto che sia stato un giornale popolare di destra – fa parte dell’impero dei media dei Murdoch – a mettere il dito nella piaga potrebbe essere indicativo del malessere che si vive nelle sedi principali – il J. Edgar Hoover Building a Washington, l’Accademia a Quantico e il complesso del Criminal Justice Information Services Division a Clarksburg – della struttura investigativa che si occupa di crimini federali e antiterrorismo per quel che riguarda la sicurezza interna.