«Vorrei un mondo in cui le persone disabili e le loro storie fossero raccontate come storie normali. Perché la disabilità è semplice e lineare, fatta appunto di persone normali, non supereroi. Belle storie di normalità, ecco». Ha le idee più che chiare Bebe Vio, la campionessa paralimpica che oggi dirige La Stampa per preparare un numero speciale, quello di domani, 3 dicembre, Giornata Internazionale delle persone con disabilità.
Con suo sorriso contagioso e quell’aura che conquista tutti, ha rotto presto il ghiaccio, seduta alla riunione del giornale dove si progetta l’edizione del giorno dopo. Sorridente ma ferma, decisa, diretta. Lo stile Bebe che è il suo marchio di fabbrica, con quei colpi di fioretto che hanno portato medaglie e altrettanti affondi contro i pregiudizi.
Non si è tirata indietro neanche sui grandi temi del momento, anche delicati, come la spinosa questione del consenso nei casi di violenza sessuale, ma al momento giusto ha saputo stemperare con una battuta. E ha deciso, da vera direttrice: «bene, allora facciamo una pagina in più di sport», ha detto strappando una risata, di fronte a un argomento di sport e inclusione che l’ha particolarmente colpita.
E poi un consiglio ai giovani, sul volontariato. «Dicono che non hanno abbastanza tempo o soldi per fare volontariato. Se ci fosse una guida su dove rivolgersi, dove andare per farlo, sarebbe un grande aiuto», ha commentato. Sul complesso tema della disabilità, nelle varie sfaccettature che impone, ha proposto diverse riflessioni, con una parola chiave che è tornata diverse volte anche quando si è trovata di fronte alle non facili scelte sui titoli: normalità.














