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Nel giro di poche settimane, a novembre, Google ha presentato due nuovi modelli di intelligenza artificiale piuttosto avanzati: Nano Banana 2 (per la generazione di immagini) e Gemini 3. La novità principale però è stata che per farlo non ha usato le unità di elaborazione grafica (GPU) che usano tutte le altre aziende del settore e che sono prodotte da Nvidia, ma dei chip alternativi chiamati Tensor Processing Units (TPU), di proprietà di Google stessa.
In questo modo Google ha migliorato molto la propria posizione nella gara in corso nel settore delle intelligenze artificiali e guadagnato molto in borsa, colpendo in particolare Nvidia, che a ottobre era diventata la prima azienda al mondo a valere più di 5mila miliardi di dollari e a novembre aveva presentato ottimi risultati finanziari.
Pur essendo entrambi dei chip ad alte prestazioni, GPU e TPU sono prodotti fondamentalmente diversi: i primi sono nati per ottimizzare la resa grafica delle immagini (soprattutto nei videogame) e solo in seguito la loro potenza di calcolo è stata sfruttata in altri ambiti, come l’AI. Le TPU, invece, sono state create appositamente per il machine learning, una branca dell’intelligenza artificiale.







