“L’urina nell’acquasantiera è stato troppo. Finché si trattava di escrementi sparsi negli angoli della chiesa l’abbiamo presa con filosofia. Non so se sia volutamente blasfemo, qui alla stazione ci sono molte persone che hanno anche problemi psichiatrici, non vogliamo accusare nessuno, ma sicuramente è un gesto che preoccupa”. È don Domenico Monteforte a parlare, il cappellano di Roma Termini, che il 3 novembre, a causa del continuo degrado, è stato costretto a chiudere la chiesa della stazione nei momenti in cui non c’è sorveglianza.

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di Luca Monaco

L’annuncio è arrivato con un foglio attaccato alla porta della cappella: “Siamo costretti a chiudere l’accesso, quando non è possibile la sorveglianza, a causa del degrado e del comportamento irrispettoso del luogo sacro e soprattutto per gli atti di blasfemia che abbiamo rilevato – recita la scritta - Abbiamo bisogno di volontari che collaborino con i sacerdoti per rendere più sicuro questo luogo sacro”.

La cappella rimane dunque aperta quando ci sono persone presenti, ma chiude nel resto del giorno, quando nessuno può fare da presidio: “Siamo due sacerdoti e abbiamo degli amici che ci aiutano. Quando non ci siamo per varie ore, però, abbiamo pensato di tenere chiuso”, racconta don Monteforte.