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Quando Netflix mise online House of Cards, la sua prima serie tv originale, era il primo febbraio del 2013, un venerdì. Le modalità di pubblicazione in sé furono qualcosa di nuovo. La tradizionale programmazione televisiva delle serie, fino a quel momento, era pensata per pubblicare un episodio a settimana, con una rigida gerarchia dei giorni migliori e peggiori per gli ascolti. Il venerdì era il giorno che tutti dedicavano a repliche o programmi di basso ascolto, non quello per far esordire qualcosa di importante: era chiamato friday night death slot (lo spazio morto del venerdì sera). E soprattutto House of Cards uscì completa, con tutti gli episodi disponibili da subito.
Questo modo di programmazione, che qualcuno aveva già sperimentato, diventò noto come il “modello Netflix”. Tutte le altre piattaforme venute dopo, almeno nei loro primi anni di attività, lo imitarono. Ora però Netflix è rimasta l’ultima a ragionare così e ci sono volute molte riunioni per capire come pubblicare gli episodi dell’ultima stagione di Stranger Things.
Il modello di programmazione di Netflix è diverso dagli altri e non si cura del giorno di esordio né di tenere gli spettatori avvinti settimana dopo settimana, perché la piattaforma non ha mai dovuto massimizzare gli ascolti, non avendo fino a poco tempo fa spazi pubblicitari da vendere. Ancora oggi la pubblicità è una fonte di reddito minore rispetto agli abbonamenti, tuttavia arrivano sempre più spinte per cambiare approccio, anche da parte degli autori delle serie. È noto che per questa ultima stagione i fratelli Duffer, creatori di Stranger Things, hanno provato a ottenere di pubblicare un episodio a settimana.













