Cosenza, 1 dic. (askanews) – Si è tenuta a Cosenza una due giorni di confronto scientifico, formazione e sensibilizzazione dedicata a una delle patologie più rare, ma più insidiose: il botulismo. Il convegno “Botulino: il veleno che ferma il respiro – Il valore della tradizione, l’importanza della prevenzione”, è stato promosso dall’Azienda Ospedaliera di Cosenza con il patrocinio della Regione Calabria, dell’Università della Calabria, dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro e degli ordini professionali sanitari territoriali.
“Il convegno di oggi – ha dichiarato Andrea Bruni, direttore UOC Terapia Intensiva e Anestesiologia AO di Cosenza e professore ordinario di Anestesiologia all’UNICAL – ha un duplice obiettivo, uno è quello di riscoprire il valore della tradizione perché il Meridione, come abbiamo visto anche dalle relazioni degli esperti nel corso del convegno, è una delle aree geografiche della nostra regione dove si producono il maggior numero di conserve, quindi è importante conservare questo patrimonio storico del sud, però è altrettanto importante anche riscoprire quali sono le norme d’igiene degli alimenti e come comportarsi quando ci si approccia a produrre questi alimenti, perché abbiamo visto che in realtà il botulismo, che si pensava ormai far parte della storia della medicina, è diventato di nuovo molto attuale. Abbiamo avuto il cluster di Diamante l’estate scorsa, ma abbiamo avuto anche un altro caso poche settimane fa, che siamo riusciti a trattare prontamente proprio perché all’interno del nostro ospedale era disponibile l’antitossina botulinica, che è l’unico farmaco in grado di bloccare la progressione della malattia”.






