L’ingresso di cinque indicatori provoca un discreto rimescolamento nelle gerarchie in fatto di “Demografia, salute e società”. Sembra che, in particolare, due parametri legati all’istruzione (gli anni di studio e le persone almeno diplomate) abbiano decisamente contribuito a cambiare la classifica generale.
Di sicuro ne ha “approfittato” Bologna, che si prende il primo posto grazie alle voci appena citate: infatti si piazza davanti a tutte per la quota di diplomati (oltre l’80% per le persone nella fascia di età 25-64 anni) e finisce terza, alle spalle di Roma e Trieste, per gli anni di studio. Il capoluogo emiliano, che è accompagnato nella top ten da tre corregionali ( Reggio sesta, Parma ottava e Modena nona) e da due aree caratterizzate da città tra le più popolose (Milano quarta, preceduta dalla confinante Monza Brianza, e Firenze quinta) finisce solo una volta su 15 nella metà inferiore della classifica: succede nell’indice della solitudine, che vede una media nazionale di poco in rialzo e la conferma di una situazione meno difficile al Sud, dove Barletta-Andria-Trani detiene ancora il primato positivo.
Altre meridionali capaci di prevalere sono Cagliari per la presenza di medici di medicina generale, Caserta per il migliore rapporto tra popolazione in età non attiva (fino a 15 anni e oltre i 64 anni) e in età attiva, e Vibo Valentia per un altro dei nuovi indicatori: quello della mortalità a causa di tumore, nel quale il territorio calabrese precede Fermo e costituisce l’eccezione rispetto alle tante province del Sud schiacciate verso il fondo della classifica, con Napoli ultima.











