Lo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella in scena da domani 2 dicembre fino all’11 gennaio al Teatro Vascello, titolo “Metadietro”, è diversissimo dagli altri cui questi due artisti ci hanno assuefatti in trent’anni.
E già questo va detto come segno di riconoscimento dell’instancabilità, della paradossalità, dell’immaginario visionario che ha sempre caratterizzato la loro spiazzante fucina scenica, senza che si possa parlare di un loro repertorio, di una loro creatività lineare con varianti.
Ora siamo addirittura a un prodotto (se tale si può chiamare) che è astronomico, ben oltre la misurabilità di un testo (mai) scritto da Rezza in un habitat di Mastrella, con Daniele Cavaioli a fare da partner al coartefice primattore, con Alice Mollica a fornire luci e tecnica, con due voci fuori campo, con Barbara Faonio a partecipare al montaggio della traccia sonora, con il marchio produttivo che abbina La Fabbrica dell’Attore alla ditta Rezza e Mastrella.
Dirò di più. È l’allestimento cui ho già avuto la fortuna di assistere in varie fasi di decollo (importante e determinante, qui, questo termine: decollo), perché il destino m’ha portato a entrare in contatto con una prova ufficiale (affollatissima) tenutasi proprio mesi fa nello stesso Vascello, e poi mi sono regolarmente recato al debutto avvenuto a giugno al Campania Teatro Festival, e ho deciso, per la quantità di materiale dialettico e spaziale (non perdete di vista la parola: spaziale) messo a punto da “Metadietro”, di buttarne giù un resoconto.








