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Riapriamo l'accesso all'informazione, dunque, non scriviamo per piantare le bandiere palestinesi in Europa, non ammicchiamo alla semplificazione del senso di colpa verso il terzo mondo, ai comunisti, ai fascisti, agli jihadisti e agli antisemiti

Le parole dell'Albanese dopo l'attacco alla Stampa (giornale in cui ho lavorato per decenni e a cui sono affezionata) sono un invito a colpire i giornalisti che non scrivono quello che piace a lei. Ovvero che non si piegano, e ce ne sono, alla propaganda quotidiana che i media italiani e internazionali, in maggioranza, hanno fornito al posto dell'informazione sui due anni di guerra di Israele contro Hamas. C'è però qualcosa di giusto in quello che dice, alla rovescia: un monito non a esaltare la demonizzazione per scampare le botte, come la diva palestinista suggerisce, ma invece a ripensare qual è stato il messaggio prescelto, per chi è stato scritto. Per restare moralmente integri.