ROVIGO - Il Comune attende dalla questura di avere maggiori informazioni sull’identità dell'uomo spagnolo. Quel che è stato appurato è che la morte è dovuta a patologie delle quali soffriva e non è stato un decesso causato dal freddo, hanno verificato i medici. Il decesso è avvenuto nella casetta di legno da giardino a lato di via Merlin la notte tra venerdì 28 e sabato 29 novembre.
A quel poco che si sapeva di lui, doveva avere 46 anni e diceva di essere originario di Cadice a chi aveva avuto rapporti con lui, sia gli assistenti sociali del Comune che gli operatori di strada del Prins che operano con l’ambulanza mobile di notte, che come ricordava l’assessore ai Servizi sociali Nadja Bala, hanno più volte provato a convincerlo a farsi aiutare, a ricevere vestiti, coperte e cibo, oltre che andare alla mensa della Caritas e all’asilo notturno, ottenendo sempre dinieghi. Non che fosse una persona scostante, anzi era gentile e cordiale si racconta, ma non voleva essere aiutato.
In Comune, allora, si attende di sapere se la polizia (che ieri controllava tutti i senzatetto in città) ha trovato dei documenti ed è al lavoro per ricostruire la sua vita e i suoi contatti ancora con la Spagna. A quanto si sa, nel Paese iberico dovrebbe avere una figlia che andrà rintracciata e contattata dalle forze dell’ordine per informarla di quanto accaduto. Una volta che le verrà spiegata la situazione, sarà lei a dover decidere se portare la salma in Spagna e l’Anagrafe procederà a preparare i documenti necessari. Nel caso nessuno richiedesse la salma e sostenesse le spese del trasporto, sarà il Comune stesso a occuparsi del funerale e della sepoltura a Rovigo.









