ROVIGO - Il giorno nel quale la città iniziava a celebrare il Natale, si è aperto nel modo più triste: la morte di un uomo per la sua vita di sofferenza che l’ha portato a emarginarsi, a vivere in solitudine solo con i suoi cani errando per l’Europa e approdando oltre due anni fa a Rovigo.
Un disagio sociale, forse anche psichico, che l’ha visto vittima delle sue difficoltà e patologie magari collegate al brusco calo delle temperature: il freddo potrebbe avere creato una crisi fatale a un fisico minato. Difficilmente si potrà sapere la causa vera della morte del 46enne, di origine probabilmente spagnola perché chi aveva scambiato parole con lui racconta avesse detto di essere di Cadice, mai aveva infastidito alcuno nei suoi giri in centro e qualche parola la scambiava con chi gli prestava un po’ di attenzione. È stato trovato morto sabato mattina nella casetta di legno che gli era stata donata, di quelle che si usano nei giardini, messa in mezzo alle sterpaglie a lato di via Merlin, vicino al sottopasso. È intervenuta la polizia per il sopralluogo, ma nulla è accaduto se non un decesso “naturale”.
Nessuno in città sapeva il suo nome, nemmeno il Comune né gli operatori di strada del Prins, il servizio notturno di assistenza ai senzatetto. Si faceva chiamare Astun, ma i suoi documenti mai li ha mostrati e anche l’età detta è in realtà presunta. Si vedrà se la polizia avrà trovato i documenti per risalire alla sua piena identità.






