ROMA - Dicono che il virus venga dall'Africa e stia ora viaggiando per tutti i continenti, sanno che già abita in centinaia di migliaia, forse milioni di portatori. La maggior parte di questi oggi sono sani, domani chissà. Ciascuno di loro è oggi veicolo di contagio: col sangue e lo sperma è sicuro, con la saliva è probabile, con le lacrime possibile. Domani forse i portatori diventeranno immuni oppure virulenti, domani forse ci sarà un vaccino oppure un farmaco. La medicina, per abitudine, giura che la soluzione prima o poi verrà. È sempre andata così per tutte le epidemie, i medici si aspettano che vada così anche stavolta. Impossibile dire quanto tempo ci vorrà, impossibile valutare con quanta velocità il virus sta già varcando la frontiera delle cosiddette categorie a rischio per riversarsi sull’intera collettività. Quel che si sa invece con certezza è da dove viene la paura e la suggestione, il panico e il macabro incanto da Aids: non è già più solo un virus, è un angelo della morte che viaggia in groppa al sesso. Risveglia l’idea di peccato, stuzzica le attese penitenziali per il secondo millennio, sta tenendo a battesimo nuovi brutali egoismi pubblici e privati, forse quel virus è altrettanto pericoloso per la società che per gli organismi.