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Ultimo aggiornamento: 11:15
Alla Sapienza, facoltà di Scienze Politiche, il dibattito organizzato dall’Associazione studentesca Universitari Federalisti Europei s’intitolava “Quale futuro per l’Europa?”. La risposta di Carlo Calenda? Più che un’analisi geopolitica, un fuoco di fila: un’ora abbondante di invettive, sferzate, affondi personali e qualche “stica…” strategico, come nelle giornate buone dei commentatori più sanguigni dei talk show.
L’atmosfera, va detto, era già elettrica fin da prima dell’evento, con un gruppo di studenti che contestava il leader di Azione brandendo slogan del calibro di “Noi la guerra non la vogliamo”, “Fuori i sionisti dall’università”, “Fuori i liberali dalle università”. Un prologo che non ha smorzato minimamente la verve del politico, anzi: è sembrato imprimergli una spinta ulteriore nel dispiegare il suo repertorio.
Il primo bersaglio, in ordine di apparizione, è il neo-presidente della Regione Campania: “Ho sempre pensato che questo bi-populismo sta di fatto portando l’area liberale, repubblicana, socialista, riformista ad essere succube dei populisti. E infatti hanno eletto Fico. Non lo so… più di così, che devono fa’“.






