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L'europarlamentare di Avs ha provato a giustificare il suo intervento nella Plenaria di Strasburgo con un comunicato social

Sono state numerose le critiche piovute su Ilaria Salis dopo il parallelismo azzardato tra gli scafisti di migranti e coloro che, durante la Seconda Guerra Mondiale, aiutavano gli ebrei a scappare oltre confine. In tanti hanno trovato inopportuno che Salis abbia cercato quasi una giustificazione all'operato dei passeur e degli scafisti, definendoli come "chi organizza l'attraversamento di un confine chiuso, per persone che hanno scelto volontariamente di partire e pagano per il servizio. Un servizio basato sul consenso e che non avrebbe motivo di esistere se ci fossero vie legali e sicure per la migrazione. Questo non significa che tutti gli smuggler siano brave persone, per carità non è così, ma la categoria non dev'essere confusa con quella dei trafficanti".

Proprio a fronte delle proteste, Salis ha voluto ribadire il suo concetto, difendendosi dalle critiche, andando a recuperare i ricorsi storici di quando, a Ventimiglia e dintorni, scrive l'europarlamentare di Avs, "pescatori e montanari organizzarono reti clandestine per facilitare la fuga in Francia degli ebrei attraverso un confine chiuso e militarizzato. Compievano un’azione illegale, ma eticamente giusta. Di norma, come riportano le fonti storiche, si facevano pagare per il servizio offerto". E ha poi specificato che gli antifascisti "quando si trovavano davanti persone che non potevano permettersi la tariffa, le accompagnavano comunque, senza chiedere nulla". La percezione è che Salis, accortasi di aver fatto un parallelismo molto scivoloso, stia cercando in ogni modo di recuperare e di "parare i colpi", come si evince anche dal passaggio successivo.