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I pm ammettono: "Le indagini svolte hanno lasciato diversi aspetti opachi o contraddittori"

Il giorno dopo lo scossone giudiziario, il titolo Mps ha chiuso un'altra seduta in rosso cedendo il 2,1% mentre Mediobanca ha limato solo dello 0,15%. Le indiscrezioni sugli indagati, va ricordato, sono state duffuse dal Corriere della Sera nel pomeriggio di giovedì a Borsa aperta e il Monte poco dopo ha archiviato la seduta lasciando sul terreno il 4,5% (Piazzetta Cuccia quasi il 2%). Eppure le accuse della procura di Milano, sin qui note, sono piuttosto generiche. Fanno riferimento all'ostacolo alle funzioni di vigilanza (Consob, Bce e Ivass) e una non meglio precisata manipolazione di mercato: oggi, con lo studio delle carte, si capiranno meglio i confini dell'inchiesta. Dalle prime indiscrezioni è però facile intuire che manca ancora la cosidetta pistola fumante. Del resto, in un passaggio del decreto che giovedì ha accompagnato le perquisizioni, infatti, si premette che «attraverso gli strumenti investigativi sinora dispiegati è stato possibile pervenire ad una ricostruzione adeguatamente dettagliata degli eventi che permette già di formulare alcune considerazioni fondate sui comportamenti concludenti posti in essere dagli indagati... tuttavia - si aggiunge - evidenti ragioni di completezza dell'indagine impongono di svolgere ricerche volte anche all'acquisizione di eventuali fonti di prova diretta dell'accordo, così come a chiarire diversi aspetti che le indagini sinora svolte hanno lasciato opachi o contraddittori». Insomma, c'è un fumus ma le prove non sono ancora state trovate. Perché la pistola fumante non può certamente essere l'intercettazione, pubblicata ieri sempre dal Corriere,