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Ultimo aggiornamento: 7:20
Se c’è un settore in Europa che sembra al contempo iper-regolamentato ma nei fatti è il far west, beh, questo settore è quello dell’aviazione. In particolare, il mondo dei diritti dei consumatori nelle compagnie low cost. Pochi argomenti intasano tanto forum, sub reddit, chat e blog come le vicende di passeggeri che cercano di rivalersi su ritardi, cancellazioni e, soprattutto, sulla regina dei micro-abusi legali: l’overbooking.
Io ne sono stato vittima involontaria, finendo in una delle tante situazioni kafkiane che hanno fatto guadagnare a Wizz Air il primato nella mia classifica personale di peggior compagnia quando il flusso “biglietti low cost, no frills e pochi diritti” si inceppa. Ossia: quando smetti di prenotare e provi a farti valere.
La storia: a metà agosto arrivo all’aeroporto di Fiumicino con il brutto presentimento di essere la prossima vittima dell’overbooking (la famigerata pratica che consente alle compagnie di vendere più biglietti dei posti disponibili). Tremo per il periodo dell’anno, picco della stagione e soprattutto perché Wizz aveva disabilitato il check-in online e mi invitava a recarmi al desk. Sul telefono era comparso solo uno strano pop-up: “Ti andrebbe di fare il volontario in caso di overbooking, in cambio di 100€ in voucher?”. Ovviamente ho cliccato su no. La direttiva 251/2004 stabilisce termini precisi per l’overbooking, mentre Wizz tentava un goffo negoziato in cui loro guadagnano, fanno un danno ai passeggeri, non pagano un centesimo di risarcimento e se la cavano con 100€ in voucher non convertibili in denaro.






