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Pay Tv, app, mobilità e servizi: è la "subscription economy". In media ogni italiano spende 1.500 euro all'anno. Perché è un vantaggio per chi vende
Un tempo era il semplice abbonamento in palestra. La motivazione identica per il 99,9% dei casi: da lunedì si comincia. E allora vai con super offerta, primo mese gratuito, iscrizione di un anno rinnovabile nuovamente a prezzi super vantaggiosi. E poco importa se il venerdì successivo l'entusiasmo era già rotolato via come i pesi su un bilanciere. Restava l'abbonamento e il corrispettivo da pagare. E la palestra ringraziava. Ora il modello, logicamente con sfumature diverse, si è replicato in ogni aspetto della nostra vita. La chiamano «Subscription economy», l'economia degli abbonamenti. Fateci caso: siamo abbonati a ogni tipo di pay-tv, a servizi di mobilità in sharing, a programmi per il lavoro, alle cartucce della stampante, alle cialde per il caffè, alle applicazioni più disparate. Corri, pedali o fai sport? Ecco l'app per mostrare a tutti i tuoi miglioramenti. C'è la versione base free, poi quella a pagamento che ti permette di sviscerare anche il più minuscolo dei parametri. Vuoi imparare le lingue? Idem. Un giochino ti appassiona ma non ne puoi più di sorbirti quelle antipatiche pubblicità fra una partita e l'altra? Semplice, bastano 0,99 euro al mese. E l'elenco può proseguire più o meno all'infinito.






