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Altro che rimborsi fino a 500 euro. Secondo Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore alla Sda Bocconi, la sentenza romana potrebbe condurre dritti verso uno scenario economico inquietante

A fronte di qualche centinaio di euro di rimborsi per i consumatori, ci saranno di milioni di euro persi dall’azienda digitale Netflix nell’area Europa e Italia, un dimezzamento dei film italiani prodotti dalle piattaforme di streaming e un calo sostanziale degli investimenti di aziende digitali nell’ambito dell’intrattenimento e la paralisi dell’economia dei servizi digitali. Questo è lo scenario dipinto dal professore Carlo Alberto Carnevale Maffè della Sda Bocconi rispetto alla sentenza del tribunale di Roma su Netflix che ha stabilito che dovrà restituire almeno 500 euro di rimborsi ai consumatori per mancata trasparenza nella firma del contratto. Scrive il professore in un articolo su Substack: "L’idea che un utente che paga 19,99 euro al mese per un servizio di intrattenimento di lusso (il piano Premium 4K) sia un “contraente debole” da proteggere dall’aumento di due euro appare grottesca in un contesto di libero mercato. Il consumatore di streaming è, per definizione, un utente digitalizzato, informato e capace di gestire abbonamenti multipli. Trattarlo come un soggetto incapace di intendere il valore di ciò che acquista e di recedere se il prezzo non lo soddisfa è un’offesa alla sua razionalità economica".