SACILE (PORDENONE) - Marito e moglie trevigiani denunciati dalla Finanza per bancarotta: amministravano una società di fatto operante nel commercio al dettaglio di autovetture proseguendo l'attività, pur consapevoli del grave stato di insolvenza in cui versava l’azienda sin dal 2019, senza chiedere l’accesso alla procedura di liquidazione giudiziale. L’impresa ha anche ottenuto finanziamenti per 121mila euro da parte degli istituti di credito ai quali è stato dissimulato lo stato di dissesto rappresentando, attraverso la documentazione contabile, una situazione economico-patrimoniale non rispondente al vero.
La Guardia di finanza di Pordenone ha concluso un’indagine delegata dalla locale Procura della Repubblica relativa alla liquidazione giudiziale di una ditta individuale di Sacile (PN), riqualificata quale società di fatto, operante nel commercio al dettaglio di autovetture, riconducibile a due coniugi trevigiani gravati da precedenti segnalazioni di polizia depositate, negli anni, presso le Procure di Pordenone e Treviso, concernenti i reati di truffa e appropriazione indebita.
Nel corso dell’attività investigativa, i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria Pordenone hanno acclarato che l’impresa era gestita, in concreto, dal marito della titolare – già dichiarato fallito nel 2010 in relazione a una ditta individuale attiva nel medesimo settore economico – il quale si occupava degli aspetti sia commerciali, sia amministrativi. I due coniugi, pur consapevoli del grave stato di insolvenza in cui versava l’azienda sin dal 2019, avevano scientemente proseguito l’attività commerciale non richiedendo l’accesso alla procedura di liquidazione giudiziale, successivamente disposto, a seguito di ricorso del Pubblico Ministero, dal Tribunale di Pordenone nel mese di giugno 2023, aggravandone, così, il dissesto.







