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Ultimo aggiornamento: 12:09

Per il cinquantesimo anniversario dell’avvento sconvolgente di The Rocky Horror Picture Show sul grande schermo, una nuova (benché sostanzialmente fedele) versione dello spettacolo originale, da cui il film fu tratto, è giunta nei teatri italiani. Il film, firmato da Jim Sharman, basato ovviamente sull’opera originale di Richard O’Brien, si è imposto in mezzo secolo di culto come un monumento all’oltraggio, un’ode alla diversità, al vizio, all’eccesso, alla trasgressione.

Una coppia di giovani sposini, goffi e ingenui si perde “in una notte buia e tempestosa” e trova rifugio in un inquietante castello à la Dracula, accolti da un inquietante maggiordomo deforme. Sarà l’ingresso in una soglia iniziatica infernale: si ritroveranno coinvolti in un rituale orgiastico, in cui un fascinoso vampiro transessuale alieno (Frank N Furter, interpretato storicamente dall’indimenticabile Tim Curry) sta per mettere al mondo una sorta di toy boy versione Frankenstein per il suo folle piacere.

O’Brien ha orchestrato una sinfonia di omaggi, parodistici quanto appassionati, a tutti gli stereotipi della (in)gloriosa tradizione dei B-Movie: vampiri e alieni, nani, statue romane, motociclisti violenti, cannibalismo, deflorazioni, scienziati nazisti, complotti della CIA, suggestioni orientali, voyeurismo, UFO, armi laser, King Kong e dive del cinema muto. L’apoteosi del gusto camp, del kitsch, del glam.